Sotto il campanile

Non so se veramente sia terminata la triste e pesante stagione dei suicidi oppure se, come in epoca fascista, questi episodi non devono apparire sui giornali.
Lo Stato, finalmente, ha iniziato a pagare i debiti contratti con le imprese. Mi pare rimangano ancora parecchi miliardi.
Dire lo Stato è evocare una entità astratta per un verso, concreta per l’altro. La concretezza ha un volto preciso nelle persone che sono nei vari ambiti dell’amministrazione statale, regionale, provinciale e comunale. Qualcuno sostiene che ci governano le persone che ci meritiamo. L’affermazione si precisa meglio considerando l’evasione delle tasse, i vari aggiustamenti, i piccoli favori, le ‘bustarelle’ di cui non si parla più, le amicizie più o meno interessate, il voto di scambio e via di questo passo. 
Chi ha responsabilità di governo è più facilmente esposto a tentativi di corruzione.
Il sommerso, quando emerge, ci sorprende e ci porta all’indignazione.
Tanti dichiarano di non essere credenti in Dio. Si sono realizzati un dio nel denaro, potere, prestigio, successo…
Anche nel nostro piccolo non sempre manteniamo le promesse, a volte per scaricare qualcuno troppo insistente, lo liquidiamo con un: non preoccuparti, mi ricorderò.
È triste, perché è ormai un dato acquisito, che i programmi elettorali sono per rendere ‘appetitosa’ una lista piuttosto che l’altra. Questo sistema allontana dall’impegno politico, ritenuto cosa sporca.
In epoca di recessione occorrerebbe prima verificare i bilanci di un comune, provincia, regione o stato. Probabilmente sarebbe più onesto dire che, stante la situazione finanziaria, per risanare il bilancio, sarebbe opportuno evitare spese, anche ritenute utili. 
È acquisito che il personale costituisce un onere pesante nel bilancio. Promettere assunzioni, siglare con un tempo indeterminato senza aver prima verificato la necessità di un’assunzione, presta il fianco all’accusa di clientelismo.
Le dichiarazioni di diritti da anni ricoprono il vasto campo dell’umano. Forse mancano le dichiarazioni dei doveri. Il verbo “dovere” dovrebbe essere coniugato da tutti nel presente per garantire diritti per il futuro. Il passato è sempre zeppo di buchi neri che eliminano anche il bene compiuto.
Ministero viene dal latino minister che significa servo. Il servizio sacerdotale è caratterizzato dalle offerte dei fedeli e non da più o meno pesanti tasse.
Certo rimane vero il detto che sotto il campanile non manca mai né il pane né il vino. Questa serenità economica è per me motivo di ricorrente esame di coscienza.
Il mio servizio o ministero sacerdotale cerco di caratterizzarlo con una tensione alla gratuità e nell’ottica del dono. Non chiedo mai soldi per questa o quella necessità di ambienti parrocchiali. A tutte le emergenze viene incontro la generosità di tanti.
L’ottica del dono combinata con la gratuità probabilmente renderebbe il servizio in ogni ambito, anche amministrativo, veramente autorevole ed esemplare.
Ho preso come esempio di servizio (scusate la vanità) la personale esperienza.
A mia volta la imparo e mi commuove coglierla nelle persone più semplici.
È proprio la periferia, per dirla come Papa Francesco, ad avere lo sguardo sulla realtà, sul mondo. 

don Piergiorgio

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