Una via di scampo?

Le emozioni mi polarizzano la mente e poi in un tempo più o meno breve si dissolvono. Lasciano il posto ad altre.
Il sentimento entra invece nel profondo per arrivare a segnare la nostra individualità.
Molti sentimenti si possono alternare. Così è per i vari desideri che ora si affermano, come l’amore, ora scompaiono, non mi sento più né amato né di amare.
C’è un sentimento che compare fin dall’inizio dell’esistenza e poi si ramifica. Può essere ignorato, escluso, sfidato, eppure rimane. È la paura.
Il Figlio di Dio nel suo incontro con la nostra umanità, l’ha sperimentato fin da piccolo. Paura del buio, verso un compagno di giochi prepotente, nella malattia, nell’assistere con la madre alla morte di Giuseppe…
Paura di fronte alla morte, al punto di sudare sangue nell’orto degli ulivi.
Il grido sulla croce: “Dio, Dio mio, perché mi hai abbandonato” è motivato dalla morte imminente.
Da sempre l’uomo sapiente o stolto ha cercato ragionamenti o stili di vita tali da cancellare l’affermarsi della paura.
La religione, cioè questo legame con la Realtà suprema, ha popolato di riti propiziatori, sacrifici espiatori, invocazioni protese a garantire un’esistenza protetta, preservata, garantita.
Gesù sulla croce e nell’orto degli ulivi ci indica con “nelle tue mani consegno il mio spirito” e “non la mia, ma la tua volontà si compia” il percorso salutare e salvifico della fede. 
I Salmi, preghiere tutt’ora capaci di interpretare il nostro rapporto con Dio, sono in buona parte espressioni religiose intese a ottenere sicurezza e protezione. 
Esistono anche invocazioni stupende cariche di vera fede. Il salmo “Il Signore è il mio pastore” è un efficace esempio.
Anche carico di tenero abbandono è quel “come un bimbo in braccio a sua madre così è l’anima mia in te, Signore”.
Quanto più cresce questo abbandono fiducioso nel Padre, in compagnia di Cristo e del suo Spirito, tanto più lo spazio della paura viene ridotto. Non sarà annullato. Attenderà l’ora suprema dell’ultima lotta (agonia) in cui si vivrà la vera fede senza altra via di scampo. 
Nelle mie visite domenicali all’ospedale ricevo stimoli continui di vera fede. Ricevere l’unzione degli infermi coscienti, pregando con il sacerdote, è segno di un cammino di crescita nella fede. All’augurio di riprendere la vita normale, arrivano risposte del tipo: è ora di tornare a casa, se Dio vuole, vado in Paradiso…
“Amo il Signore e ascolto la sua parola” è stato il ritornello di un salmo responsoriale festivo.
Papa Francesco sottolinea che proprio perché hai ascoltato ora è importante andare verso relazioni nuove, cariche di fiducia verso gli altri, segnati da doni particolari o da povertà bisognose di prossimità.
Il mio stile di vita acquisito mi ha insegnato che c’è sempre una via d’uscita dalle prove e così non sperimento che prima di un percorso suggerito dall’esperienza c’è sempre la possibilità di una sosta, breve quanto un respiro, per un’invocazione a mio Padre.

don Piergiorgio

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