Cabaret

Luino può essere chiamata “patria del cabaret”. Non sto ad elencare i nomi di personaggi che in teatro e in televisione, offrono gustose performance. Li conosciamo. Molti ricordano aspetti di un vissuto luinese. Felice l’intuizione di un Festival della comicità, nato e cresciuto proprio qui.
Nei bar l’atmosfera è segnata da canti e battute. Sarà l’isolamento che l’inverno porta con sé a richiamare, per serate diverse, le persone.
Il varietà (preferisco questa parola al francese cabaret) è uno spettacolo variopinto. Chitarra, canto, battute spiritose, ironiche o sarcastiche, a volte volgari, si intrecciano con parodie e barzellette.
È un fuoco d’artificio che spettacolarizza aspetti interessanti dell’umano, in un susseguirsi incalzante da toglierti il respiro, finalmente ripreso con un “bravo” e un’ovazione clamorosa.
Mi intrattengo ad osservare i nostri ragazzi nei momenti di intervallo a scuola. C’è sempre uno o una, piccola o grande, che è al centro dell’interesse o suscita meraviglia.
Assolutamente gettonato è il prestigiatore. I numeri si susseguono con velocità. L’occhio scruta, senza cogliere il trucco.
Il varietà attrae, meraviglia e stupisce, permette di ossigenare i polmoni e aprire la bocca in benefiche risate.
Non può essere attuato in ogni ambiente. Né nelle ore scolastiche (anche se qualche bambino in classe fa il teatrino). Né durante le ore lavorative (anche se qualche battuta non guasta). Assolutamente inopportuno attuarlo in politica. Ricordiamo tutti Cossiga “il picconatore”. Pure la liturgia richiede una particolare dignità. Ho messo per iscritto alcune norme da osservare durante un matrimonio, per evitare un protagonismo indebito da parte del celebrante invitato dagli sposi. L’ilarità si addice al pranzo di nozze, non alla celebrazione di un Sacramento.
Amministrare un’azienda, una società sportiva, una scuola, una città, richiede senso di responsabilità. Cioè capacità di offrire risposte concrete, efficaci a situazioni, persone, ambienti che le chiedono. Avvalersi di persone giuste, competenti, disinteressate è indispensabile.
Basta un bastian contrario, un pianta grane, un battitore libero e la frittata è fatta. Si butta un mare di tempo a porre rimedi, a turare le falle, a inventare alternative. 
Il mito del lavorare insieme non può essere coperta che garantisce un sistema corporativo, proteso a difendere i propri interessi, dimenticando quello per cui si lavora. 
Esistono forze di pressione che non ti mollano, ti bombardano con battute capaci di condizionare l’operato. Basta ripetere un termine dispregiativo, compiere la parodia di un’istituzione, mettere in ridicolo, aggredire con una polemica personale, e il danno, per un’azienda, una società, una città è realizzato.
Responsabilità è tenere presente una frase di Gandhi: “i diritti del Gange hanno alle spalle i doveri dell’Himalaya”.
“Nelle città vi sono cittadini che ottengono i mezzi adeguati per lo sviluppo della vita personale e familiare, però sono moltissimi i ‘non cittadini’, i ‘cittadini a metà’ o ‘gli avanzi urbani’ ”. Così Papa Francesco nell’Evangelii Gaudium al n.74.
Ma su diritti e doveri prossimamente ritornerò.

don Piergiorgio

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