Un luogo umano

Si sta ridisegnando il territorio nazionale con alcune metropoli che abbracciano spazi enormi.
Probabilmente questa vasta concentrazione offrirà moltissimi servizi, non terrà però presente il territorio, se non in termini funzionali.
Mi piace vivere in una zona di frontiera che non sarà aggregata a questa megalopoli che forse congloberà anche Varese. 
Ciascuno di noi è un ben preciso luogo fisico che necessita di chiari riferimenti che il passato ci ha lasciato e che la modernità non deve cancellare con interventi invasivi.
La cementificazione in atto in alcune zone genera non solo lamentele da parte di paesaggisti; colloca le persone in contesti abitativi da dormitorio.
Ho vissuto quasi sedici in anni in una periferia di Desio con circa otto mila abitanti. Conosco le criticità di essere periferia. In tanti modi ho tentato, con la gente, di creare un contesto vivibile. Il segno nel territorio, popolato da “casermoni” con sessanta e più famiglie, ha trovato un suo centro nell’animazione parrocchiale sfociata in un edificio progettato dagli architetti Gabetti e Isola di Torino.
La fisicità, se ben concepita, genera orientamento, riferimento e aggregazione.
Mentre l’animazione è legata allo stile individuale, il luogo è un fatto oggettivo che permane come richiamo.
In città è urgente rianimare il nostro centro storico come luogo vero di vita. Camminare, vivere, sostare è necessità umana.
La decisione di alcuni coraggiosi di ridare volto a Via Cavallotti con nuove attività commerciali.
I palazzi restaurati in Via Manzoni ci offrono, non anonimi appartamenti – bunker, ma ariosi locali con una chiara identità. Mi rammarico nel non poter intervenire sul vasto agglomerato tra via Pellegrini e Piazza S. Francesco. I vincoli delle Belle Arti scoraggiano potenziali investimenti.
È ormai cronica la trattativa con l’amministrazione sulla Piazza Giovanni XXIII. La Parrocchia è pronta ad offrire una piazza, luogo di incontro e di sosta.
Ritrovare la piazza e ridare il luogo umano, offrire lo spazio a misura di persona portatrice di valori che necessita di un pacato confronto.
Riprendere questo significato tanto decisivo per il Medioevo e il Rinascimento è superare quello stare di fronte a un centro senza volto, caratterizzato da funzionali, ma indecorosi, posti auto.
Internet certo accorcia le distanze, permette di librarsi sul mondo intero, ma non consente di vivere quel luogo che permette all’umano il vero espandersi.

don Piergiorgio

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