Servo inutile

Non ricordo l’antica sfida del piè veloce Achille e della tartaruga. Deve essere una simpatica idea di qualche filosofo presocratico, per l’appunto Zenone. 
C’è un ritornello che mi accompagna: dove corre? Mai: perché corre?
Se compio una passeggiata me la gusto con un passo calmo, i polmoni ben arieggiati, lo sguardo aperto. 
Il più delle volte trascorro da una chiesa all’altra, da una scuola all’oratorio. Ho dei tempi da rispettare.
Un bambino mi saluta dal suo balcone o dal finestrino dell’auto, urla il mio nome. Rispondo e continuo il mio cammino.
Le Parrocchie di Domo e Porto richiedono una cura pastorale e, in attesa del nuovo Parroco, il diacono Luca è un buon riferimento.
Brezzo di Bedero e Muceno sono seguiti dal diacono Armando e dai nostri Sacerdoti. 
Qualcuno mi fa notare che così si uccidono anche i cavalli.
Non voglio riassumere il mio ministero (servizio) nei suoi ritmi quotidiani.
Lo dicevo un mercoledì durante l’adorazione a S. Giuseppe commentando il brano di Luca 17, 7 – 10. Il servo dopo il pesante lavoro nei campi torna a casa. Non siede a tavola, prepara, invece, il pranzo al padrone. Poi siederà a mangiare. La conclusione: “quando avrete fatto tutto quello che dovevate fare, dite: siamo servi inutili”.
Nei miei disparati servizi offerti ai fratelli, mi ritrovo a compiere una salutare esperienza: quella di essere servo inutile. Mi sta succedendo, in questo inizio di settembre, di desiderare la pausa, la sosta.
Proprio come in questo mercoledì pomeriggio qui a S. Giuseppe. È il mio turno per le confessioni dalle 16 alle 17. Prego con il Rosario e con i Vesperi. Mi ristoro nella pace di questo piccolo e caro oratorio. Sapeste con quale desiderio accorro a celebrare la Messa.
Percorro il lungolago fino a Porto. Le occupazioni  lasciate a Luino a poco a poco si stemperano. Arrivo in chiesa e mi sento servo inutile.
Voi direte che se non c’è il prete non si può celebrare la Messa. Vero! Sto però accorgendomi che chi parla è il Signore. Lui è il protagonista anche nella presenza del pane e del vino. Io sono strumento utile, ma anche inutile.
Mi rammarico quando c’è gente che fa consistere la messa nella predica più o meno efficace. Se il Signore, con il suo Spirito, non parla al cuore, posso compiere la predica più bella ma è vanità.
Quindi sono utile nella mia inutilità. Questo mi fa bene.
I deliri di onnipotenza sono sempre in agguato.
Prova anche tu con il tuo affanno a cercare Lui, la pace vera.
Desidera questo incontro con la Parola o con l’Eucaristia, con la Confessione o con la riscoperta del matrimonio. È un Sacramento che chiede di mostrare l’amore che Dio ha per noi, attraverso l’amore fedele e generoso di due sposi che hanno la gioia di guardarsi negli occhi.

don Piergiorgio

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