Sono contento di te

Interrogo gli anziani luinesi. Nessuno ricorda un’estate così fredda e piovosa.
Le giornate di sole si contano sulle dita di una mano. Raramente sono due. Più spesso a sera si annuvola e tanto vale uscire.
Finalmente ne arriva una che merita un’uscita. L’incanto di una passeggiata sul lungo lago si ripete. La gente si addensa nei nostri caffè con spazi capaci di offrire respiri straordinari.
Mi accompagna un ritornello. I commercianti invocano da me preghiere speciali per il bel tempo. Non dimentico l’invocazione. Al termine della messa festiva aggiungo la preghiera per un clima sereno. Un giorno arriva e poi, immancabile, la pioggia frastorna con quel ticchettio autunnale che innervosisce. 
A sera con un impietoso telegiornale dimentico anche il sole.
Un vestito arancione su un essere umano ridotto al nulla da massacratori addobbati di nero. Come avviene per i caproni immolati a ricordo del sacrificio di Isacco, sono pronti a sgozzare.
Ad invocare il sole, a fronte di queste atrocità, mi sgomento.
Sono lontani da noi. No, bastano cinque o sei ore di volo, come vissute con alcuni luinesi quando abbiamo visitato la Siria. Ora la TV ci mostra città distrutte, campi enormi di profughi, gente che scappa.
A migliaia arrivano sulle nostre coste. La disperazione li ha fatti scappare dalla loro terra per salvare almeno la vita.
Lontani che ora sono a noi prossimi.
Un capitolo nero di telegiornale. Uno spaccato aperto su atrocità.
Papa Francesco sta parlando di periferie umane, vicine e drammatiche. Assurdità crudeli e spietate, consumate in famiglia, da gente cresciuta con la nostra fede e cultura.
Si riapre la scuola. I nostri ragazzi hanno bisogno di testimoni capaci di raccontare il Vangelo con la vita.
Sono frastornato dalle centinaia di giovani pronti a espatriare per vestirsi di nero, con la voglia di tagliare teste.
Hanno frequentato le scuole occidentali, le nostre scuole. Hanno pregato e frequentato chiese. Giocato con amici.
Li ha travolti un discorso gridato. Un argomentare stringente. Una voglia di stringere armi.
Ogni giorno andrò alla nostra scuola parrocchiale per un “buongiorno” che coinvolga i nostri ragazzi.
Insieme formiamo una comunità che accompagna per entrare nella vita cristiana.
Io ci sono. Con me, lo so, ci sono tanti.
Accendiamo, insieme, nei nostri ragazzi, la voglia di essere bella notizia, un chiaro “sono contento di te”, anche se manca il sole.

don Piergiorgio

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