Nostalgia di sole

Prepararsi alla festa del Carmine è invito raccolto da chi desidera avanzare nel cammino spirituale.
L’adorazione silenziosa dell’Eucaristia mi pacifica la mente. Scompaiono quei nuvoloni capaci di riempire il cielo di nero con grande apparato di tuoni e fulmini.
Immediata si delinea all’orizzonte la ripresa di settembre. A piè pari mi trovo al di là di agosto. È la responsabilità di guidare una comunità pere un altro anno. Mi hanno parlato quei nuvoloni.
Vorrei un anno senza l’incombere di problemi più o meno inquietanti.
Non è possibile. 
Anche nel giorno radioso di un matrimonio gli sposi si giurano, per sempre, stima e amore nella salute e nella malattia, nella gioia e nel dolore, anche se non mancheranno stanchezze.
Comprendo il valore grande di stare questa sera di luglio davanti all’Eucaristia.
Lui è il Viatico. Il pane per il cammino. Non solo per chi lascia la terra, ma anche per chi vi rimane.
La compagnia di Gesù è necessaria perché non vengano meno fede e speranza, saldate in noi dalla certezza dell’amore.
Da bambino questi violenti temporali estivi mi facevano correre nel lettone, al sicuro.
L’amore ci guida alla fede e ci dona la certezza di non essere soli e dimenticati.
Cerco Gesù non per una terapia di mantenimento, né perché non so più a chi rivolgermi, né perché voglio un cielo senza problemi.
Sono io che debbo stare nel mio letto.
Gli occhi e le orecchie ben spalancate a indovinare la vicinanza o la lontananza dal temporale.
Rendo grazie di essere al coperto, di avere a portata di mano la candela o la pila per muovermi a ristabilire la corrente elettrica.
La famiglia, gli ambienti lavorativi, scolastici, sanitari e ricreativi hanno un cielo discretamente nuvoloso.
Tocca a me andare oltre e cercare il sole. Quando salgo in qualcuna delle nostre vallate mi sorprende il mare di nubi che nasconde il lago.
Ho lasciato sotto ciò che turba e ora sono nella luce.
Ridimensiono il quotidiano e lo avverto illuminato e non più tormentato.
Se manca il sole, basta sorridere. Non è una frase ad effetto.
Come le nostre chiese sono volte ad oriente per accogliere Cristo luce, così chi è nella luce del Signore, inevitabilmente la diffonde.
Siamo attrezzati per una corsa ad ostacoli. Spesso abbiamo il fiato corto, ci spaventano le difficoltà, ci sentiamo soli.
Forte è l’intuizione del nostro Arcivescovo che ci invita ad essere comunità educante. Persone che hanno camminato con Gesù e hanno imparato che da soli non si va lontano.
Sopravviene la dispersione. Ognuno, in famiglia, a scuola, nello sport, in qualsiasi attività continua a coniugare il verbo “dovere”. È vero, ad ogni ragazzo occorre insegnare a risolvere personalmente i problemi. Chiediamoci però: perché tanti pianti, nervosismi, frustrazioni?
Mancano persone da toccare con mano. Proprio così fanno i bimbi del nido, della scuola materna ed elementare. Mi cercano, mi toccano, mi chiamano.
Solo Gesù ci può mettere insieme per raccontare con la nostra vita che questi bimbi per crescere hanno bisogno di persone vere e vicine, capaci di relazionarsi con altri per donare calore al loro cammino. 

don Piergiorgio

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