Perché non io?

L’Adorazione Eucaristica al Carmine in preparazione della festa è, per me, uno stare senza parole. Con l’animo dilatato verso Gesù.
Entra una persona che da tempo è provata da un incidente. Con lui una schiera di persone si affaccia.
Sarà suggestione della mistica vigna dell’arco centrale. I Santi Carmelitani vi sono raffigurati come tralci dell’unica vite: Cristo.
Dopo 16 anni a Luino ho anch’io da collocare tra i tralci volti di persone che amano Gesù.
Questo Santuario è un florilegio di persone, ciascuna con la sua storia, la sua devozione e il suo impegno. Ai piedi della statua della Madonna c’è un quaderno con una settantina di nomi.
Sono gli amici del Carmine. C’è chi tiene in ordine il Santuario, propone biglietti della sottoscrizione, intona i canti, suona, legge. Un popolo che per ogni nostro edificio sacro dedica energie, tempo e denaro.
È proprio il riferimento figurativo della vigna a soggiogarmi con i suoi tempi coniugati al passato, riproposti nel presente e lanciati nel futuro. 
Per l’uomo di fede, non c’è crisi che tenga. Ha una passione che lo spinge a dedicarsi al bene della città.
L’ha imparato da Gesù, mite e umile di cuore.
A rivisitare la storia di cristiani della nostra parrocchia provo il timore di dimenticarne qualcuno. Mi affido al Signore con quella povera e commuovente esclamazione di Pietro: “Signore, tu lo sai che io ti amo”.
Amore raccontato con gesti, segnali concreti, forti nell’accogliere tutti e ciascuno, senza esclusioni. 
Rimane che sono preoccupato di non trascurare nessuno ma soprattutto di non riuscire a comprendere tutto il bene espresso. C’è un “e poi” che per un verso mi consola e per l’altro mi rattrista.
Ho ricevuto tanto. Mi accorgo di non aver corrisposto come avrei voluto. Sono chiamato a presiedere nella carità questa e altre comunità. Mi prende un’emozione se mi colloco davanti al giudizio di Dio. È nel libro di
Daniele un’espressione che inquieta: “ti ho pesato e ti ho trovato scarso”. Già Sant’Ignazio di Loyola bloccato nel letto dalla sua infermità, leggendo vite di Santi esclamava: “Si isti et istae cur non ego?”
Se tante persone vivono l’intensità dell’amicizia con Gesù e mi danno, con la loro fede, esempi, saranno certo in Paradiso più avanti di me.
Mi conforta il gesto di Maria che anche per me, tende la mano con lo scapolare. 
È la premura della Madre che mi invita a coprirmi perché non entri in me il freddo dello scontato.
La Benedizione Eucaristica chiude il tempo di preghiera.
Domani Ti incontrerò ancora nell’Eucaristia con persone che vivono questo presente.
Con alle spalle tanti cristiani veri che gioiscono nella gloria di Dio e intercedono per me.
Ci sono anche i nostri ragazzi con il loro futuro che prego possa fiorire come una vigna che fa bei frutti. 

don Piergiorgio

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