Il gatto nero

Sai come fa il gatto quando vuole richiamare la tua attenzione?
Sto celebrando alla cappella del Roncaccio tra Domo e Porto. I bambini della Prima Comunione sono all’interno. La gente, numerosa, è all’aperto. Un gatto nero mi si avvicina, inarca corpo e coda. Vuole richiamare la mia attenzione. Ci pensa la catechista ad allontanarlo. Per vari motivi non tollero i gatti.
Questo però mi ha richiamato alcuni aspetti che meritano considerazione.
Stare sulla faccia della terra per cinquanta o cent’anni è bello, ma se non ho una direzione, un orientamento, a che servo? Mi piace la familiarità, la casa, l’amicizia. Se tutto questo è scontato e non valorizzato, reso senso del mio vivere, ho bisogno di un gatto nero che mi richiami ciò che sto vivendo.
Ho preso coscienza che la vita mi è donata perché io ne faccia dono.
Qualcuno mi dice che, grazie al cielo, sta bene. Ha bisogno di schivare il declino biologico, per il resto si arrangia. Gli altri facciano come me, tengano caro il dono della vita. È un bene indivisibile.
Guardo la Madonna del Roncaccio e mi accorgo che è una delle poche Madonne che sorride. Lo si intuisce se lo sguardo scende dal viso al petto. Sta allattando il Bambino. Come fa una madre a non essere serena e soddisfatta mentre fa dono del suo latte?
Il gatto nero mi risveglia per aiutarmi a capire che “c’è più gioia nel dare che nel ricevere”. 
C’è un matrimonio. Sulla balconata del Carmine uno striscione, perentorio, indica con una freccia il Santuario e con l’altra freccia la strada. Questa indica la libertà, l’altra la galera. Voglia di eliminarlo. Lo lascio per averlo come tema dell’omelia.
Il gatto nero mi è vicino con il suo corpo e coda tesi al massimo.
Durante l’omelia dico che il matrimonio è una prigione d’amore. L’anello che gli sposi portano al dito è il segno di una catena che non può essere assunta se non dall’amore. L’amore rende tutto diverso dallo scontato. È l’amore il colore con cui dipingere, il fuoco a cui scaldarsi. 
Una barca sul sagrato del Carmine. Due remi. Non c’è l’albero per la vela. Un matrimonio regge se, ai colpi di remi, si aggiunge la risorsa della vela. La brezza dello Spirito di Dio permette di trovare la festa e il riposo per un amore che si rinnova.
Sto seguendo diverse parrocchie che attendono il parroco. Sembra scontato pretenderlo. Le vocazioni da qualche tempo non bastano. È sempre più urgente pregare.
Il gatto nero mi fa notare che forse questa crisi di giovani sacerdoti ha qualche motivo d’essere. Pensiamo che tutto sia dovuto. La messa all’orario e alla portata mia.
Forse è il tempo in cui occorre desiderare l’Eucaristia e andare a cercarla.
I campanilismi hanno fatto il loro tempo. È bello e dà gioia vivere insieme come fratelli.
Così ogni campanile indica il cielo e non copre la meschinità di certe pretese.

don Piergiorgio

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...