Quo vadis?

Sto terminando gli esercizi spirituali sulla gioia del Vangelo. Il libretto porta al termine di ogni giorno una preghiera a Maria.
Bellezza e tenerezza sono da riferirsi ad un’anima che non esita a cantare con Maria “l’anima mia magnifica il Signore perché ha in me compiuto grandi cose”. A partire da un intimo pulito e schietto si sviluppa subito il gesto che dice tenerezza. 
L’imperiosità degli appuntamenti rende precipitosi. La mente corre a scoprire vantaggi e pericoli.
Svegliare il desiderio di seguire l’invito di Gesù che chiama ad uscire da fatalismi, stanchezze e luoghi comuni. Gli occhi luminosi propongono un sorriso capace di realizzare un ponte verso l’altro.
Maria conservava nel suo cuore la Parola del Signore. La solitudine per lei non era una maledizione, ma tempo ricercato per una compagnia viva anche se invisibile. C’è in lei la coscienza che niente le potrà togliere la dignità offerta dall’Amore infinito e incrollabile.
Quando perde Gesù nella morte in croce, la parola ”donna ecco tuo figlio” le conferisce la forza di non darsi per vinta. E’ Lui risorto che la porta avanti.
A Lei ritorniamo in questo mese di maggio con la preghiera del Rosario.
Nel nostro Santuario gli affreschi ci parlano delle nuove vie che i Santi Carmelitani hanno aperto e percorso. Nello scorrere delle Ave Maria si evidenzino le nostre strade.
All’inizio accompagnati, più avanti capaci di guidare, per arrivare infine ad essere assistiti.
La Chiesa non può rinchiudersi o fermarsi. E’ come nella ritirata di Russia. Se uno si abbandonava esausto sulla neve certamente sarebbe morto. C’era sempre un compagno pronto a rialzarlo per proseguire affiancati.
Anche tu, o Maria, avrai tante volte ripetuto la preghiera del tuo Gesù, arrivando a quel “venga il tuo Regno”.
Attorno c’era un grande impero, con tanti padroni e una miriade di schiavi. E il Signore ha posto su di te il suo sguardo e ti ha preferita ai potenti. Ha esaltato te, umile sua serva.
Il Regno di Dio necessita di umili e miti operai, che pongono la loro opera per renderlo visibile. 
Scoramento e paura caratterizzano questo nostro tempo. Tutto è precario. Chi sta in piedi teme di cadere.
Tu, o Maria, insegnaci a lavorare per questo Regno, in ogni ambiente, con ogni persona.
La gratuità è già segno che non è vero che ogni uomo ha un prezzo.
I trenta denari reclamati da Giuda l’hanno condotto ad impiccarsi.
Le lacrime di Pietro hanno aperto la strada per una vita nuova.
Il “quo vadis” della leggenda rivolto da Gesù a Pietro che teme la persecuzione e il fallimento, lo sento vero per me ogni volta che il calcolo ha il sopravvento.
Ho imparato a ripetere: madre mia, fiducia mia.
E vado avanti.

don Piergiorgio

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