C’è sempre un oltre

Mi sorprende la natura in questa rinnovata primavera,
non ricordo il passato con il suo stupore,
oggi questo splendore è nuovo, unico.
“Oltre” è l’avverbio che mi accompagna.
L’oratorio di San Giuseppe, monocromatico,
blindato da un ocra stanco, monotono, mortificante:
un mantello per nascondere un ornato
che vuole emergere.
Non colgo il calore di un cadavere
sul lettino del pronto soccorso,
è un caro sacerdote
il gelo lo prende tra le sue braccia
mi riscaldo al calore di un’amicizia
Padre, accoglilo nella tua casa.
Le primavere si sommano l’una all’altra
per una cronaca dispersa.
Voglia di una storia
capace di raccontare qualcosa di me.
Davanti al Cristo, morto e risorto,
non mi basta vedere e ascoltare.
Tento di toccare, verificare, trattenere,
come Tommaso e Maria,
di aspirare il profumo di Cristo intriso di mirra
Oltre questo giorno, questi volti, questa cronaca
c’è il mistero, la storia, l’eterno.
Il non ancora è la condizione.
La mente, lo sguardo, l’udito mi catturano
in una trama esigente, urgente, responsabile.
Oltre quei monti, altri svettano
al di là del lago, altre dimore
l’orizzonte mi costringe.
Come Tommaso voglio toccarti
come Maria di Magdala trattenerti.
Il mio tatto stringe un’ostia bianca,
il sapore del vino reso tuo sangue.
L’odore di gente assiepata in chiesa
in attesa del profumo di toccare con mano
Lui, l’Amore che si fa misericordia
Lui la guida che mi precede
Lui che non posso trattenere per me:
si è fatto dono per tutti.

don Piergiorgio

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