Est modus in rebus

Così gli antichi romani esprimevano la virtù della temperanza. C’è un limite in ogni fatto. Limitarsi nel bere vino, fumare, mangiare, negli spettacoli e divertimenti, nel sonno e nell’attività è necessario. Diversamente si entra nel pericoloso baratro del vizio. Gli alcolisti, come i drogati, necessitano di astinenze dolorose per risalire la china. 
Modus non indica solo limite, ma stile. 
I richiami ad una austerità imposta dalla recessione economica diventano pure stimolo a restare attenzione negli acquisti. Accanto alla austerità, parola severa improntata alla rinuncia, si fa spazio anche la moderazione. 
Qui siamo nel campo aperto della voce. Dal non alzarla, all’uso attento delle parole. Dalla logorrea, chiacchierare continuo, al silenzio, carico di stupore e di ascolto. Nell’atto educativo è saggio il detto: “omnia scire, multa dissimulare, pauca corrigere”. All’antico pedagogo nulla sfuggiva, su molteplici mancanze simulava, correggendo solo i fatti più gravi. 
Passando saluto dei giovani. Si accorgono solo per il tocco sulla spalla. Gli auricolari riversano le musiche preferite. Sono estranei al vivere sociale. 
La dipendenza da internet o dai diversi social-network sta segnando la vita di troppe persone. Hanno a disposizione un altro mondo. La realtà non è quella virtuale ma quella che ti impegna ogni momento negli incontri, gioie, dolori, fatiche, giochi, lavoro o studio. 
E’ troppo gratificante una visione a 360° dalla nostra torre campanaria. Là c’è uno sguardo sopra i tetti. Un orizzonte segnato dalle montagne. Uno spazio aperto sopra le chiusure di ogni tipo. Un’aria pulita senza i segni dell’inquinamento. 
Raccolgo le confidenze di persone anoressiche o bulimiche. Tocco con mano la devastante azione di sentimenti e emozioni lasciate libere senza alcun controllo. 
Liberare la mente non è semplice. 
Sto trovando un’ora al giorno per stare in una delle nostre riposanti chiese. Prendo il pacchetto delle mie preoccupazioni, pregiudizi, progetti, desideri, adempimenti e li pongo al mio fianco. 
Adesso mentre scrivo di getto questi pensieri, mi fermo un momento. La mente è libera, il respiro disteso, il battito cardiaco pure, il sangue corre fluido. 
Leggendo un testo di spiritualità sono entrato un po’ in crisi: qui multum peregrinantur, raro sanctificantur, cioè i numerosi viaggi giovano poco alla perfezione. 
La settimana ad aprile e quella di novembre, con i luinesi che riescono a partecipare, a me serve per una ripresa più serena nel quotidiano. 
Sono così un po’ più accettabile, diverso e quindi un pezzettino anche “santo” proprio perché non sono più teso né quello di prima.

don Piergiorgio

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