Cristo è la nostra forza

In città non mancano ambienti in cui praticare sport: palestre, campi di calcio, tennis, pallacanestro e pallavolo, canottaggio, boxe, judo…
Evitare il declino biologico, mantenersi in forma, esprimere una buona prestanza fisica è quel prendersi cura del proprio corpo assecondando il detto latino “mens sana in corpore sano”. 
La virtù della fortezza non esclude il benessere fisico, però si apre su orizzonti che interessano lo spirito, il carattere, l’animo. 
Non è certamente affidabile una persona “banderuola”. Ad ogni soffio di vento reagisce spaziando a 360°. In pratica dà ragione a tutti. 
Sul versante opposto si schiera il testardo. Non cambia parere. E’ una forza che non poggia su valori, ma sull’ostinazione per qualche aspetto o atteggiamento ritenuto giusto. 
“Forte con i deboli, debole con i forti” è un detto tristemente presente nelle relazioni.
“La miglior difesa è l’attacco” è strategia che contrappone e urla le proprie ragioni, mortificando l’altro con attacchi personali.
Qui non c’è la virtù della fortezza. C’è un cumulo di vizi capitali come invidia, superbia, ira.
Gesù nel deserto è tentato nel momento di maggior debolezza per il digiuno di quaranta giorni. Riesce a vincere Satana perché si rivolge a Dio. 
E’ in Dio la nostra forza per non cadere preda del peccato che “come un leone si aggira cercando chi divorare” (lettera di Pietro). 
Non è vero, come sostiene Nietzsche, che il cristianesimo sarebbe il risentimento dei deboli contro i forti. La non-violenza cristiana non è debolezza, ma forza. Classico è l’evangelico “a chi ti percuote una guancia, porgi anche l’altra”. 
San Paolo nella lettera ai Gàlati per un mondo pagano presenta la sfida cristiana “quanti siete battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo, e allora non c’è più né uomo né donna, né schiavo, né libero”. 
La forza cristiana non si esprime nella veemenza delle discussioni protese a difendere la religione nei confronti di chi disprezza. Evidenzia invece la statura coraggiosa e dinamica nell’intraprendere vie nuove per superare ogni ingiustizia.
Ieri come oggi chi è ucciso per la propria fede non è un tiepido, ma attua scelte di grande contrasto con chi sfrutta i poveri. 
Mafia, droga, violenza, fame, malattie, emarginazione, disabilità hanno ora, e sempre, trovato degli autentici lottatori.
La nostra forza è Cristo.
Questa è l’esperienza non solo di San Paolo ma di un popolo che in semplicità e umiltà ha incrociato le strade dei deboli.
Abbiamo bisogno di conoscere questi uomini veri, queste donne decise, perché la nostra spiritualità o religiosità non sia evanescente, ma vera e impegnata.
Non ci sono solo i santi a cui volgere lo sguardo e la preghiera. Già tra noi c’è chi non tiene per sé il tempo libero, ma lo dona.

don Piergiorgio

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