E’ il tempo propizio

Ho ben presente il Carnevale e la Quaresima illustrati da artisti. C’è una costante: inno alla carne perché sia in buona salute, tristezza per le rinunce. Lo sguaiato ritmo lascia il campo all’urlato: ricordati che devi morire.
Un grande oratore del ‘500 a Firenze non esitava a proporre al popolo: non eravate voi che ieri folleggiavate ed ora siete qui con il capo cosparso di cenere?
Un tempo questo contrasto era evidente. Ora come si dice che ogni giorno è Natale così si potrebbe argomentare che ogni giorno è Carnevale. Non solo per una più o meno manifesta voglia di apparire, ma anche perché troppi non mettono in conto la Quaresima.
In seconda pagina proponiamo il messaggio di Papa Francesco per questo tempo santo.
Vorrei evidenziare che la Quaresima è il tempo delle beatitudini. Proprio questo è il Vangelo del primo giorno feriale.
Il cristiano è chiamato a fare l’esperienza di come procurarsi quella felicità che il mondo non può dare, ma che è dono di Dio. In questo modo anche il Carnevale non sarà più sinonimo di quella licenza resa doverosa dal detto latino: “semel in anno licet insanire”. C’è un divertimento che fa bene, rigenera e uno che abbruttisce. Evidenzia l’originalità e creatività nello stare insieme. Dispone l’animo a cogliere altre opportunità per essere nella serenità.
Le difficoltà possono essere superate, le avversità si tenta di allontanarle. L’ipotesi di una malattia porta a scongiuri. L’elenco potrebbe allungarsi.
Mentre ci auguriamo ogni bene, occorre attrezzarsi per vivere anche il momento difficile. Ho raccolto tante testimonianze di quanto possa essere provvidenziale la prova. Si acquista uno sguardo diverso sul mondo, persone e cose. Si inaugura una maggior responsabilità e maturità. Una percezione più vigile sul tempo…
Tutto questo non si improvvisa. I quaranta giorni prima della Pasqua sono un’opportunità da valorizzare.
Anche i migliori dietisti suggeriscono per la salute l’importanza del digiuno. 
Gli stili di vita che privilegiano la calma, il silenzio, la contemplazione e la preghiera strappano dal vortice dell’ansia, determinata dall’arrivare a tutto. 
Meditare non è fermarsi pensieroso sul circuito della nostra cronaca, ma con l’aiuto di un buon libro, cogliere un nuovo taglio di quotidianità.
La festa affiora nella sua bellezza, se accolta come vero riposo nel segno della riconoscenza e gratuità dopo un feriale congestionato e retribuito.
Stare con la vita di Gesù, soprattutto con la sua passione e morte, diviene premura nel sostenere tante persone provate. Il sollievo che si dona ad un malato con una visita è ricambiato dal grazie o dallo sguardo del sofferente.
“La carità non avrà mai fine”, il resto cesserà.
L’esercizio dell’amore evangelico ci accompagnerà nell’aldilà.
Questo è il tempo propizio da vivere al meglio per una serenità e beatitudine interiore che niente potrà togliere.

don Piergiorgio

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