Che figli daremo a questo mondo?

Dal 21 gennaio, festa di Santa Agnese – giovane martire a Roma – fino al 31 gennaio, festa di San Giovanni Bosco, si svolge la settimana dell’educazione. 
L’urna di questo grande educatore di ragazzi negli oratori sarà a Varese il 31 gennaio. Un tempo si proponevano tridui e novene. Oggi ci poniamo con serietà di fronte all’educare con alcune riflessioni. 
Papa Francesco ha trascorso buona parte della sua vita nel collegio gesuitico di Buenos Aires. In un libro “E’ l’amore che apre gli occhi”, edizioni Rizzoli, ho trovato raccolti spunti sull’educare.
A fronte di una “cultura del naufragio”, dei vari messianismi, cioè dei tentativi basati sulle strutture e istituzioni forti e al crollo dei valori, sostituiti dal calcolo sui vantaggi e gli svantaggi, diventa decisivo approdare alla “cultura dell’incontro”.
Il Natale ci ha presentato la decisione del Figlio di Dio di farsi uomo per incontrare una umanità segnata da scontri continui.
Il Vangelo è zeppo di incontri da cui si esce liberati, salvati, orientati.
Decisiva in questa cultura la riabilitazione della memoria, non del momento, ma di una storia che accompagna ogni individuo.
Pensiamo alla famiglia: ha una sua storia, costruita da tanti elementi che, ignorati, fanno condurre solo ad una convivenza.
L’altra componente per l’incontro è il dialogo. “In un’epoca come la nostra che genera figli della informazione, ma orfani della comunicazione, il dialogo richiede pazienza, chiarezza, buona disposizione verso l’altro”.
La funzione di una guida che si pone al completo servizio è fondamentale per aprire significativi spazi di incontro. “E’ inaccettabile che in alcuni ambiti educativi venga affrontato qualunque tipo di tematica e problema, e ci sia un unico assente: Dio”.
Senza Dio come può essere possibile procedere all’educazione del cuore che ha bisogno di conversione e all’accoglienza degli altri a partire dai più emarginati?
Occorre tenere accesa la brace della memoria che rende vivi e vitali i valori che ci fanno grandi: il nostro modo di celebrare e difendere la vita, di accettare la morte, di prenderci cura dei più deboli, di fare festa e di pregare, la gioia di lavorare insieme e, a partire dalle nostre miserie condivise, di essere solidali con gli altri.
Molto spesso ci chiediamo, con una certa preoccupazione: che mondo lasceremo ai nostri figli? Forse però sarebbe meglio domandarci: che figli daremo a questo mondo?

don Piergiorgio 

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