I giovani cercano lavoro

La benedizione delle famiglie porta con sé, per noi sacerdoti, uno stacco dal consueto ritmo. E’ piuttosto duro da intraprendere.
La prima settimana è risultata pesante per la continua pioggia. La soddisfazione dell’accoglienza in ogni casa fa toccare con mano la gioia dell’incontro. Essere accompagnati da persone che abitano nella zona da visitare, è pure motivo di conforto.
La preghiera breve, la benedizione, lo scambio degli auguri, la presenza di nuove famiglie, i ragazzi che trovi ormai adolescenti o giovani, pur nella brevità dell’incontro, diventano significativi.
Soddisfazione, gioia, entusiasmo si alternano con preoccupazioni, tristezza, ansia.
Pesa soprattutto la mancanza di lavoro per i giovani e per adulti.
Raccontano le lunghe attese, dopo la distribuzione dei curriculum, fotocopiati in gran numero. I colloqui con spiragli di speranza aperti sul nuovo anno. La voglia di guadagnarsi da vivere. Il volto teso dei genitori che non riescono a digerire che uno, nel pieno delle forze, se ne stia parcheggiato.
Qualcosa cambierà?
Interrogano i telegiornali, cercano attraverso internet, sfogliano proposte di lavoro, ascoltano i commenti di estranei con le disquisizioni: il lavoro, se uno lo vuole, lo trova; escono da scuola e non sanno realizzare niente; parlano subito di stipendio; vogliono un contratto a tempo indeterminato.
A volte sembra che la sfiducia e la resa abbiano la meglio.
Non serve continuare a distribuire colpe a destra e a sinistra; attendere l’intervento dal cielo, sperare che si torni come prima.
Non si può tornare come prima. Il vivere sopra le reali possibilità ci ha buttato in recessione. Da sei anni si attendono cambiamenti.
Mi provocano, non mi lasciano tranquillo, penso che occorra trovare una via d’uscita. Ho la sensazione che nessuno conosca il disagio giovanile nel nostro Luinese.
Mi sono proposto di chiedere ai sindaci del territorio se non sia doveroso attuare una mappa della disoccupazione.
Ci sono uffici di collocamento, sindacati, cooperative, uffici per il lavoro interinale, assistenti sociali.
Rimane che forse una convocazione di tutto questo mondo sommerso e lasciato solo sia doverosamente da fare.
Non possiamo arrivare a provocare, con il nostro disinteresse, la rabbia di persone che non ce la fanno più.
Guardiamo in faccia la realtà e vediamo cosa è possibile attuare sul territorio, prima che la rabbia sociale sfoci in disordini.

don Piergiorgio

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